Svegliarsi alle cinque del mattino mettersi a piangere riuscire a riaddormentarsi svegliarsi quattro ore più tardi con gli occhi già lucidi guardarti mentre tu dormi ancora alzarsi vestirsi istericamente prendere un post-it e scrivere sopra io oggi non ti voglio vedere sei un bugiardo. Lasciartelo sulla scrivania prendere l’mp3 come quando avevo quindicianni e spararselo nelle orecchie uscire di casa prendere l’autobus andare a fare colazione nel mio bar preferito dove credo che il barista carino abbia una cotta per me, ma io oggi sono triste sono altrove giro e rigiro il cucchiaino nel cappuccino con il latte freddo che magari a te piaccio perchè sono strana che a gennaio lo prendo con il latte freddo, ma a nessuno piacciono le persone strane, magari d’impatto ma poi non piacciono a nessuno, non piace a nessuno stare con una persona strana che non si sa cosa abbia nella testa e nel cuore. Mangio il cornetto per strada prendo la metropolitana ascolto la musica come non facevo da tanto, ho gli occhi spenti mi soffio il naso e guardo il niente. Scendo dalla metro e dopo un kilometro mi ricordo che c’era una fermata più vicina, mi faccio una camminata, più che altro una maratona con il passo che ho e il mio cuore lo segue, vado al Macro a vedere la mostra di Steve Mccurry perchè la fotografia mi fa bene e ci volevo andare da tanto. Mi imbambolo davanti alle fotografie e ai colori e immagino di non essere lì ma dentro di loro in luoghi lontani che vorrei raggiungere mi levo il maglione perchè per quanto ho camminato veloce ho caldo mi squilla il telefono e sei tu ma io metto il muto e non ti rispondo mi mandi un messaggio chiedendomi se fosse uno scherzo ma io non rispondo neanche a quello e continuo a guardare occhi che mi entrano dentro continui a chiamarmi e io penso che con te non ci voglio parlare che ora che sto lontana da te anche se a sei fermate di metro da casa sto meglio ti rispondo al messaggio dicendoti che non ti chiedevo niente che ti dicevo facciamo che non mi fido più e che non sto bene e che facendo così avrei semplificato le cose continui a chiamarmi e io continuo a fare vibrare il cellulare nella tasca del cappotto ti attacco mi richiami mi mandi un messaggio dicendomi che se avessi parlato magari avresti capito le foto erano lontane e io mi avvicinavo poco alla volta a casa ti rispondo al telefono mi siedo su una panchina ti dico guarda non sto bene non mi sembra normale non mi fido non riesco a stare con te e non so che dirti non so proprio che dirti non so che dire neanche a me stessa dici che sono giustificata tu che però torna a casa dai voglio stare con te io ti amo anche se non ci credi e già io non lo sento quando uno mi ama e ho paura che non sia un problema tuo o di chi sto un problema di fiducia personale son proprio io che son stupida e paranoica. Certe volte penso che con te non riesco a starci che ti dovrei lasciare, ma poi penso che con un’altra persona forse sarebbe lo stesso, non mi fiderei comunque, tranquilla non ci starei, perchè queste son cose mie, sono io che sono precaria, certo voi uomini ce la mettete tutta per confermare le insicurezze, però io lo so che è colpa mia, e allora mi dico tanto vale sforzarsi a fidarsi e star tranquilla con te che amo e che ora mi sembri l’unica persona plausibile con cui voglio stare, che non voglio nient’altro che stare abbracciata a te e che è strano da spiegare e da capire perchè non lo capisco neanche io, però sai di storia che farà male più di qualunque altra. é strano vivere con una persona e non sentirsela mai propria, mai scontata, mai conosciuta, ma forse, più semplicemente quella strana sono solo io. Che poi a casa ci sono tornata che non riuscivo neanche a guardarti in faccia tu mi hai facilitato le cose perchè mi hai abbracciato e io ho guardato solo il blu della tua maglia. Non so quante altre volte mi chiederei di tornare e non te ne andrai, però oggi è successo questo, le altre volte saranno un’altra storia.